Quando cominci un quadro
esso è qualcosa al di fuori di te…ma alla fine hai l'impressione
di entrarci dentro…
La dimensione virtuale, ha modificato relazioni e modi di esprimere
sentimenti, si è sostituita all'esperienza viva, concreta, ci si
confonde tra virtuale e reale, tra immagine e realtà... Molto è l'effimero, il veloce. Si deve correre.
Le immagini
passano, ma possono esser anche fermate...
In questo spazio di solitudine e silenzi, condividere con l'altro,
ascoltarlo farlo partecipe del nostro modo di essere al mondo
mettendo in gioco il nostro nodo esistenziale è un po' svelarsi,
concedersi privi di giudizio e pre-giudizio.
Le opere esposte sono semplicemente frutto di un "non
detto", di tutte quelle volte in cui capita di "non avere
parole" per esprimere emozioni e sentimenti che si muovono
dentro.
Sono espedienti d'arte, strumenti di dialogo attraverso i
quali è stato possibile manifestare in modo mediato il mondo
interiore, comunicare sogni, paure, delusioni, urlare amore… i
"segni" sono pertanto un gesto, un pretesto (o pre-testo).
A volte si frenano, a volte fuoriescono con impeto dal nostro
controllo. Sono come una scrittura, una fotografia, una corsa, un
silenzio… sono quanto si ha dentro, immagini in un gioco animato
di colori. Equilibratori di complessità interiori, di quei limiti
che ci appartengono e che fanno di tutti noi persone speciali…
individui "identificabili"…
Non ho spiegazioni altre, se non quelle di lasciare che ognuno,
attraverso la propria sensibilità, la propria storia, il proprio
personale modo di accogliere forme e colori, può trovarci o non,
osservandoli e metabolizzandoli al di là delle barriere del
linguaggio e delle convenzioni. |