L'ART COUNSELOR CHI E'?
E' un operatore sociale che opera nell’area del sostegno e del disagio; è un operatore che ha acquisito una conoscenza specifica del processo artistico e della comunicazione non verbale; è formato per creare un ambiente facilitante l’espressione, l’elaborazione e la consapevolizzazione di emozioni profonde e del materiale intrapsichico rimosso. E' formato in particolare per fornire un approccio multidisciplinare facilitante la RELAZIONE.
Per il Counselor è fondamentale stabilire un ponte di fiducia così da creare un rapporto relazionale con l’altro, fatto di umanità e sostegno.
IL COUNSELING ESPRESSIVO E L’ARTE TERAPIA
Sono discipline ove si valorizzano le immagini prodotte dalla persona, si utilizzano i materiali, si orientano le tecniche artistiche per il sostegno, la ri-mobilitazione delle energie, si creano spazi di Gioco che favoriscono il ben-essere. Le tecniche comunicazionali sono usate nell’attività relazionale per agevolare l’autoconoscenza e lo sviluppo delle risorse personali. L’intervento non è finalizzato tanto a trovare soluzioni quanto a far si che il cliente mobiliti le proprie capacità residue, le proprie risorse per convivere con le proprie situazioni di vita reale nel quotidiano.
L’obiettivo è offrire alle persone l’opportunità di lavorare con modalità da loro stessi definite per migliorare il proprio stile di vita e condurre un’esistenza più soddisfacente.

COS’È UN LABORATORIO ESPRESSIVO D’ARTE?
Uno SPAZIO dato ai SENTIMENTI
affinché possano ESPRIMERSI
In un Laboratorio Espressivo la persona ha la possibilità di trasformare ciò che in parole non può o non riesce a dire. Attraverso un disegno, un gesto, un colore, può scoprire, evidenziare e raccontare le emozioni, le ansie, l’aggressività e molte di quelle immagini e pensieri interiori che altrimenti rimarrebbero sopiti. Laddove il linguaggio verbale, si dimostra insufficiente e acquisito, lo strumento dell’espressività artistica, cioè il linguaggio grafico plastico, si rivela ricco di implicazioni emotive da apprendere con metodo e coinvolgimento.
Un Laboratorio espressivo è……..
- un “luogo protetto” dove è possibile esprimersi senza la paura di giudizi o valutazioni
- uno “spazio” che agevola l’utilizzo della creatività. Attraverso autostima e sostegno la persona può sperimentare una vasta gamma di sentimenti
- un “intervento di sostegno” che attraverso materiali e tecniche delle Arti figurative, teatrali, ecc. esplora contenuti inconsci e stati d'animo, o semplicemente favorisce la comunicazione (verbale e non) dando molta importanza, al processo creativo, più che al prodotto artistico (il laboratorio non e’ interessato al prodotto finale in se’, alla sua valutazione artistica ed estetica, ma dà significato all’esperienza di ogni singola persona).
Il Laboratorio Espressivo ha una funzione: catartica (liberatoria) - di condivisione - di sviluppo dell’energia creativa - di comunicazione - di cambiamento…
Mediatori della comunicazione sono le tecniche proposte e gli strumenti utilizzati applicati in funzione al processo e stabiliti in rapporto alla situazione e agli obiettivi prefissi.
La fantasia viene utilizzata come uno strumento in più per contattare e confrontarsi con i propri vissuti.
Alcuni di questi obiettivi possono essere ad esempio:
- relazione - sostegno – ascolto (delle difficoltà nel relazionarsi; del disagio esistenziale; delle sofferenze ecc.)
- integrazione sociale e appartenenza al gruppo
- ben-essere fisico/mentale e sociale
- valorizzazione delle diversità
- riscoperta del piacere del gioco
- consapevolezza delle emozioni, del proprio Sé corporeo/cognitivo/emotivo...
È innanzitutto la RELAZIONE AFFETTIVA che si instaura a contare, l’attenzione alla persona (non agli anziani...ma alla persona, alla sua storia specifica, al suo vissuto)…Essere interessati chiedere cos’è? Cosa stai facendo? Cos’è per te questo? È il punto di partenza. Sentire che qualcuno è interessato a ciò che fai e che senti, chi non lo vorrebbe!
Principale strumento di lavoro: COMUNICAZIONE /RELAZIONE
L’esperienza che si vive in un Laboratorio Espressivo coinvolge la totalità della persona (aspetti cognitivi, corporei, affettivi), accentua il protagonismo dei soggetti, da la possibilità di lavorare in gruppo (condivisione); per vivere appieno l’esperienza è necessario - sia da parte del conduttore che dei partecipanti - creare una situazione in cui ci sia: accoglienza, atteggiamento empatico e di fiducia, ascolto, assenza di giudizio e di qualsiasi valutazione in merito ai lavoro e alle esperienze vissute, accettazione incondizionata dell’altro, rispetto delle capacità altrui, delle diversità e dei tempi personali, il rispetto da parte di tutti di alcune regole condivise..
- Dimensione giocosa, recupero dell’aspetto del piacere
- Sincerità - spontaneità – libertà di partecipare o meno all’esperienza (purché si rimanga presenti e in ascolto di quanto percepito e sentito e del perché del rifiuto).
Esempio di Struttura
- Avvio e riscaldamento – fase iniziale> espositiva ed espressiva;
- Fase intermedia> lavoro/espereinza - individuale e/o di gruppo
Discussione e feedback – Rielaborazione, integrazione
- Conclusione - Scioglimento del grupp
Il commento dei lavori, viene fatto di solito dopo l’esperienza, cercando di capire, cosa quel lavoro, piuttosto che un altro, evoca in ognuno, l’accento non è posto sulla qualità estetica del prodotto: il laboratorio diventa l’involucro protettivo, ma libero, nel quale potersi muovere. Il disegno e il movimento corporeo, sono elementi importanti, rappresentano il mezzo primario di comunicazione, tra i partecipanti, che vengono poi invitati, a parlarne, rielaborarli e osservarli. In questo ambiente non esiste un giudizio esterno all’opera che si sta creando, un giudizio che possa inibire o confondere l’espressione individuale. Né si percepisce il pericolo, che qualche cosa possa minacciare l’integrazione del Sé.
Il conduttore deve seguire e rinforzare il lavoro in corso, ed incoraggiare, sostenere individualmente - soprattutto chi ne esprime il bisogno, chi non riesce a trovare le soluzioni formali e tecniche, perché bloccato o perché viceversa disorganizzato e caotico. Dopo la realizzazione dei lavori, avviene di solito la discussione in cui ognuno (nella più completa libertà mostra e descrive il proprio manufatto, che viene commentato e arricchito di proposte, ma non giudicato) “le parole fluiscono perché fluisce la creatività, perché fluisce attraverso di essa e il fare, una nuova energia vigorosa…”
Uso spesso nei miei laboratori un piccolo “rituale” di inizio e fine incontro, curo con attenzione particolare l'accoglienza attraverso la cura dell'ambiente dove di volta in volta si lavora, poiché lo spazio riflette alcuni valori dell’approccio e dell’intervento ed è bene che sia costruito con cura (la sistemazione delle cose dei colori ecc.
influenza la persona…). A disposizione dei partecipanti metto materiali di ogni tipo che possono usare e sperimentare, in tutta libertà, lavorando a terra, sui tavoli, sulle pareti, su grandi fogli, realizzando il lavoro, da soli, in coppia o in gruppo.
…Creare è creare se stessi, darsi una forma o mettersi in forma…
“Le immagini prodotte in gruppo non sono mai casuali
ma traduzioni simboliche del proprio essere in gruppo,
del ruolo che vi si occupa, della dinamica percepita”
Taverna 1987

Il potere magico del gruppo...
Il gruppo rappresenta un “luogo privilegiato di apprendimento” su di sé e sulle relazioni con gli altri, luogo per un'esperienza relazionale correttiva, forte ed efficace. È occasione per coniugare, individuale e collettivo, esperienza, possibilità per definirsi persona e aprirsi al confronto, per imparare a confrontarsi con l’esterno. Ambito specifico, per curare l’angoscia del vivere, della solitudine, per riconoscere le proprie risorse, per conoscere e vivere con l’altro, con la diversità. Nell’attuale società, occorre costruire spazi e luoghi dove sperimentare e imparare una modalità relazionale di scambio, di mediazione, di incontro, che garantisca l’integrità e il benessere di ogni persona e la sua crescita personale e/o professionale. Il gruppo è supporto e contenimento, attraverso di esso, e con esso, è possibile l’elaborazione e l’integrazione dei vissuti. È un percorso, tra me stesso e il mondo, una relazione, un incontro, sintesi delle nostre relazioni personali (familiari ecc….). Il rispecchiamento con l’altro dà significato al nostro modo di essere al mondo, alla nostra personalità. Il gruppo è un grande contenitore di emozioni, essere parte di un gruppo rende l’esperienza piena di ricchezza. Un buon gruppo non giudica, ti lascia sbagliare, lascia che tu conviva con i tuoi limiti con le tue paure, che sono i limiti del gruppo, le paure del gruppo, seppur vissute da storie diverse, da punti di vista diversi. Dopo aver ascoltato se stessi è più facile comprendere e ascoltare l’altro
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