La prima giornata è stata soprannominata:

Seduti in cerchio, abbiamo iniziato a conoscerci con un veloce giro di nomi
Dirci il nome è già un modo di STARE, di dire SIAMO QUI’
“…Ciò che non ha nome non esiste “dare il nome” significa ‘chiamare all’esistenza’, ‘creare’ …”(A. Seppilli).
- Prima esperienza: riscaldamento corporeo e stimolazione ‘energetica’.
I bambini sono stati invitati ad ascoltare una musica che pian piano cambiava di ritmo e poi a lasciarsi andare, ognuno doveva ascoltare la propria musica, con tutto il corpo e muoversi come meglio sentiva. Ho chiesto loro di unirsi a coppie….chi si faceva scegliere…chi sceglieva…chi restava solo …
- Seconda esperienza: aumento delle capacità di attenzione, identificazione, proiezione, creatività
“Cos’è questo?” Ho chiesto tenendo in mano un pupazzo…”un peluche..” qualcuno ha risposto, “un uccellino..” qualche altro. Effettivamente quello che avevo in mano era un peluche-uccellino. Lo scopo che mi prefiggevo però era quello di arrivare a far vedere ai bambini le cose con i loro occhi interiori, attraverso la fantasia. Il gioco dei ruoli, dell’identificazione con i personaggi della fiaba prende vita. Qualcuno si sente Spillo quando è solo, qualcuno si identifica nel bambino che lo ha aiutato e così via. “...Le fiabe pongono il bambino di fronte alle avversità della vita relazionale e psicologica. Parlano direttamente all’inconscio in un linguaggio chiaro ed adeguato. I personaggi sono conflitti esteriorizzati che consentono al bambino di identificarsi anche nella loro ira e nella loro angoscia, rassicurandolo al contempo attraverso il lieto fine..."
- E per concludere movimento nella propria sfera (senza invadere quella degli altri) una danza "magica" immaginando un proprio cerchio energetico. La sfera ci protegge, ci racchiude come in un grembo materno…cerchiamo di metterci in contatto con lei anche nei momenti difficili…
Considerazioni
I bambini sono stati sorpresi di trovarsi in una situazione nuova, inconsueta e questo ha dato alle insegnanti presenti la possibilità di osservarli. Stimolati da uno spazio e un momento scolastico diversi e da tecniche 'giocose' spesso improvvisate che servivano da facilitatori; si sono espressi in modo più spontaneo.
Terminata l’esperienza non ho chiesto loro di descrivere le impressioni, le emozioni provate, poiché lo avevano già fatto anche senza le parole…attraverso il fare, attraverso la Creatività
II°
INCONTRO
Dal colore al segno
dalla fase dell’Eccomi all’incontro con l’Altro
“Il Colore agisce sull’animo umano,
eccitando sensazioni, risvegliando emozioni,
suscitando idee…provocando malinconia e gaiezza…”
(Gohete)
L’espressione AretisticA è un incontro....
La seconda e terza giornata
sono state soprannominate dai bambini:

Seduti in cerchio, abbiamo iniziato a ri-conoscerci poi ho chiesto ad ogni bambino e alle maestre presenti: Di che Colore ti senti?
Verde, Giallo, Rosso porpora, Argento, Arancio, Oro…
Il colore scelto ha poi sostituito i nostri nomi. Ogni colore influenza il nostro stato d’animo ed è espressione dei sentimenti. Non si sceglie mai a caso di usare una tonalità o un’altra, attraverso la scelta inconsapevolmente rispecchiamo ciò che è dentro di noi. Quando dipingiamo, IL COLORE TOCCA LA NOSTRA ANIMA e ci offre un linguaggio diverso per poterci esprimere.
Poi ho chiesto loro di chiudere gli occhi di concentrarsi sul respiro e IMMAGINARE IL COLORE SCELTO PRIMA; una musica in sottofondo ha accompagnato l’esperienza.
Rilassati a terra e distesi hanno ascoltano le note e la mia voce che recitava:
Adesso facciamo silenzio,
come nel dentro di una perla
Adesso facciamo bianco.
Adesso né lume né buio
come nel dentro di una perla.
Adesso. Facciamo che la testa ci sparisce.
Ma adesso su. Adesso silenzio perché se no.
Come nel dentro di una perla non dormiamo.
Adesso facciamo giallo, facciamo viola,
facciamo verde facciamo arancione,
guardiamo rosso.
Tappata finestra degli occhi. Adesso facciamo senza.
Adesso facciamo….
E hanno davvero fatto…
C’erano nella stanza disposti qua e là carte e colori hanno scelto pennarelli, gessi e fogli per esprimere le loro impressioni. Ho spiegato che non dovevano sentirsi in dovere di produrre un lavoro esteticamente ‘bello’ o una immagine ben precisa, ma che dovevano sentirsi liberi e spontanei semplicemente ed in modo naturale di "scarabocchiare" (non è importante l’arte,
ma l’espressione originale e spontanea del vostro io - Vollmar k.).
I bambini hanno titolato i loro lavori e noi adulti ci siamo emozionati e meravigliati dal constatare che senza il nostro intervento hanno usato parole come:
IL VORTICE DEL NULLA - LA MIA VITA E’ CAMBIATA - LA CONFUSIONE - LA MIA VITA - IL SILENZIO DEI COLORI -
LA MIA IMMAGINE - SALICE ARCOBALENO. Abbiamo guardato ogni lavoro partecipando tutti con entusiasmo alle realizzazioni di ciascuno. Confrontandoci senza giudizi o pregiudizi. E per concludere...in un unico foglio abbiamo scarabocchiato insieme cercando di non invadere troppo lo spazio dell’altro, in silenzio abbiamo comunicato.