Un SeGnO DaNza
Laboratorio espressivo in un CSE Centro Socio Educativo

BREVE RESOCONTO


uN SeGnO dAnZa

 Il corpo può parlare e disegnare
può danzare una musica
ma anche un colore, un disegno nello spazio
una emozione...può in altri modi comunicare.

“Il segno. Che prende vita spazio e si muove” è stato uno strumento di conoscenza per consentire modalità di comunicazione diverse, che potessero fare da preludio a quella verbale. Una relazione nuova, originale, creativa. Gli incontri sono stati principalmente un tempo e un luogo di osservazione e proposta. Le tecniche utilizzate, grafiche e motorie, dovevano avere lo scopo di consentire a questo spazio privilegiato di osservazione, l'individuazione di quelle più idonee al contesto e al singolo. Tutto il percorso si è mosso di volta in volta prendendo sempre in consderazione il luogo dove il laboratorio si è realizzato.

PRIMO INCONTRO
Tracciare segni che parlano di noi
LA FIRMA

L'uomo che scrive disegna inconsapevolmente la sua natura interiore
Il tessuto che si forma nella firma è già un disegno.
La firma disegnata può essere rielaborata, colorata, cambiata. . .

Ad ogni ragazzo sono stati dati alcuni fogli sui quali dovevano scrivere o scarabocchiare tante volte il proprio nome. Ognuno ha scelto il proprio colore.
"Il colore è legato all'animo umano è anch'esso un linguaggio, esprime a modo suo ciò che ha luogo all'interno dell'uomo. I colori sono parte della nostra vita, ognuno li percepisce in modo personale. Essi suscitano in noi sentimenti differenti in differenti momenti". Secondo J. W. Goethe "Ogni colore può diventare immagine di un concetto". Ogni partecipante è stato invitato a scegliere un disegno-firma fatto da un altro per rielaborarlo. Questo serviva per osservare come si sarebbero comportati (chi sceglie chi si fa sceglier chi non sceglie?...) Qui occorrerebbe conoscere - anche attraverso il confronto con gli operatori del centro - i comportamenti dei ragazzi nel quotidiano con quali atteggiamenti si relazionano fra di loro...
La musica accompagna sempre l'esperienza.

SECONDO INCONTRO
Tracciare forme che parlano per noi
LE FORME

La forma stilizzata del corpo fornisce sicurezza

Ritratti a dimensioni reali per formare insieme un gruppo 'simbolico' nel quale riconoscersi e riconoscere gli altri. Con la possibilità di rielaborare colorare trasformare la nostra immagine. Un canale stimolante per comunicare attraverso i ritratti a grandezza reale.

I ragazzi sono sempre a loro agio per questo le parole sono vane, contano più le immagini video che sono state realizate durante il percorso. L'esperienza di questo secondo incontro è particolare poiché si lavora sul corpo e sul contatto del corpo altrui. Inizio con scambio di saluti  e poi si da avvio al laboratorio. Si decide di formare delle coppie (la prima volta sono stati loro a scegliere il disegno di un altro ora io e l’altra conduttrice li combiniamo a coppie per notare i comportamenti in una situazione senza possibilità di scelta). Uno farà l'artista e l'altro il modello, poi i ruoli si scambieranno. Facciamo vedere loro cosa avrebbero dovuto fare facendo prima noi i contorni dei nostri corpi. Mettiamo a terra dei fogli grandi e invitiamo ai modelli a scegliere una posizione (seduti, distesi, in piedi) in cui vogliono che i compagni “artisti improvvisati”ne disegnino il contorno (la vicinanza fisica è molta ed infatti in alcuni crea una sorta di inibizione). Sempre una musica prima da noi selezionata scelta come sottofondo per creare l'atmosfera e per la concentrazione. Durante il percorso notiamo l'approccio tra i ragazzi, c'è una certa naturale inibizione in un lavoro che presuppone la presenza di un altro e soprattutto il contatto dei corpi. Al termine dell'esperienza c'è sempre spazio per condividere insieme i risultati per guardare tutti il lavoro dell'altro che in questo modo assume valore e importanza. Appendiamo i fogli al muro ed uno alla volta insieme li osserviamo.
G. HA DISEGNATO F. (disteso) chiediamo a F. di guardarlo e di aggiungere se crede alla propria forma qualcosa che secondo lui manca (alle forme in realtà manca tutto in quanto contorno solo del corpo). Diamo un pennarello blu per osservare gli elementi aggiunti che sono una lunga linea al centro del volto, occhi, orecchie un quadratino sul volto e come nel filmato si può vedere Fa. chiude tutti gli spazi aperti e le linee spezzate. Alla fine dell'incontro dopo aver dato espressione al movimento del corpo, dopo che l'energia circola di più e l'inibizione secondo noi cala chiediamo ai ragazzi di tornare liberamente ai lavori appesi alle pareti e di scarabocchiare i loro corpi. F. (riprendendo il colore della forma e non il blu) inserisce tanti piccoli cerchi che scendono dalla bocca in giù..
F. HA DISEGNATO G. (disteso) chiediamo a G. di guardarlo e di aggiungere se crede alla propria forma qualcosa che secondo lui manca. Aggiunge (con il blu) occhi, naso, bocca definisce meglio il contorno della testa e delle gambe. Al termine dell'incontro (col colore della forma) aggiunge come si può notare sia dalle immagini video che dal disegno, cerchi lungo le braccia. una forma che si allarga al centro del petto che quasi si espande e linee orizzontali lungo le gambe (sembrano quasi fasce che le bloccano)
E così via di seguito....per tutti i ragazzi.

Nota: i fogli erano più piccoli rispetto a tutto il corpo avremmo dovuto o farli più grandi o dare la possibilità di aggiungere i piedi come giustamente Gi. ci ha fatto notare.

TERZO INCONTRO
Esploriamo l'emozione 
IL SENTIRE

E' stato l'incontro in cui si è lavorato di più. Prima di iniziare si respirava un'aria tesa, c'era dispersione i ragazzi arrivavano a scaglioni e mancava G... Abbiamo chiesto dov'era qualcuno ci ha risposto che sarebbe arrivato e che era arrabbiato (buon inizio per lavorare con le emozioni) - invitiamo tutti ad osservare sul video il fastidio e l'indisponibilità che provava G. all'inizio del lavoro - e di continuare constatando come alla fine dell'esperienza fosse decisamente più rilassato scherzoso tanto che per la prima volta quando in cerchio a telecamera spenta abbiamo rielaborato l'esperienza, spontaneamente i ragazzi hanno iniziato a parlare delle loro difficoltà dei disagi ed è venuto fuori chiaramente il piccolo inghippo che aveva fatto inquietare G. L'incontro di oggi affrontava il tema delle emozioni quale migliore argomento e spazio per esternare rabbia, gioia, affettività, paura. Ed infatti l'intero incontro è stato senza volerlo incentrato sul sentimento della rabbia in quanto anche le scelte dei ragazzi hanno portato verso questo tipo di emozione. Abbiamo letto una piccola poesia fantasia per rilassarci insieme e per immaginare i colori. Abbiamo chiesto loro di ascoltare le parole e la musica e di osservare alcuni fogli che intanto avevamo provveduto a sparpagliare a terra (i fogli erano fotocopie di alcuni dipinti di famosi artisti che ritraevano diversi personaggi con diversi stati d'animo e diverse forme di sentimento).
Al termine della lettura i ragazzi sono stati invitati a scegliere una immagine (una emozione) su cui lavorare con i colori.

Queste alcune delle scelte:
>G., ricordiamo che era arrabbiato, potrebbe essere un caso ma  ha scelto L'URLO di Munch che ha colorato con il verde suo immancabile compagno di viaggio in questi 3 incontri. Abbiamo chiesto loro di dare anche un titolo ai lavori L'URLO di Munch è stato titolato col suo stesso nome G.
> C..: Toulouse Lautrec   "L'inglesina dello <<Srtar>> a le Havre"  è diventata Il RITRATTO DI UNA DONNA CHE SEMBRA UN QUADRO
>L.: Max Ernst " La vestizione della sposa" >DONNE NUDE
> Gi.:  Paul Klee "Teatro di Marionette >BOCCA
>F.: Marc Chagall "La camicetta a quadri" >DONNA BELLA
Nella parte finale abbiamo scelto insieme La danza di Matisse.
Come si può meglio notare in un video abbiamo poi cercato di far collegare alle immagini alcune emozioni. E' stato difficile  verbalizzare dare parole ai sentimenti, descriverli. Comunque quelli più riconosciuti e nominati sono stati: rabbia, disperazione, urlo...livelli che ci hanno accompagnato durante il lavoro con il corpo. Abbiamo cercato di far buttare fuori la rabbia imitando gesti di stizza e sfogo (che se all'inizio potevano inibire e imbarazzare sono riusciti poi a far scaricare le tensioni). Lo spazio del movimento espressivo è stato in questo terzo incontro davvero toccante.
Dopo aver rappresentato la rabbia si è passati all'amore, all'affettività.
Il contatto con altri corpi non è consueto in genere e crea sempre un certo blocco ma vederli abbracciati come statue di creta e proporsi per essere messi nel mezzo ed essere avvolti in tutto il corpo dalle braccia degli altri è stato a dir poco emozionane,  diciamo commovente. Sculture che si abbracciano, danzatori silenziosi su un teatro senza spettatori o spettacolo. La rappresentazione finale è stata quella della gioia dell'allegria che ci aveva ispirato il disegno scelto da uno di loro. E' stato catartico, liberatorio danzare insieme a ritmo di musiche etniche e tarantella. Le espressioni dei ragazzi sono a conferma del fatto che l'esperienza è stata ben vissuta e positiva e quella di G. soprattutto può far notare il passaggio da uno stato emozionale teso ad uno più rilassato. Tutti ci dicono di stare bene ed esprimono le loro preferenze per l'esperienza grafica o per quella motoria.

L'idea del Laboratorio di porsi come punto di osservazione nel quale offrire uno spazio di relazione e dove "stare bene insieme" ha avuto la sua massima soddisfazione proprio in questo incontro centrato sulle emozioni. L'ambiente accogliente ha fatto si che il ragazzo si sia sentito accettato. Si è formata una identità di gruppo che inizialmente non abbiamo avvertito. La comunicazione non verbale, caratteristica delle immagini del movimento della musica è un terreno fertile nel quale far nascere la comunicazione verbale e infatti come sopra accennato hanno iniziato in maniera spontanea a comunicarci le loro reali difficoltà i piccoli problemi quotidiani.


QUARTO INCONTRO

Inventiamo un racconto
LA CREAZIONE

Le immagini evocano ricordi, proiezioni, intuizioni, associazioni,
le nostre immagini, (quelle che guarderemo insieme al gruppo)
sono un pò offuscate, decisamente non chiare...
L'invito è quello di stimolare la fantasia di tutti
e le immagini 'interiori' per dare un volto una dimensione
un nome a queste e trasformarle poi in un racconto comune
.

E' la prima volta che sentiamo rispondere G. con la frase "l'ho fatto io......parlando di sé in prima persona, presente alla situazione. E che vediamo C. prendere una piccola iniziativa (quando ha improvvisato una smorfia col corpo mentre noi eravamo in cerchio e lei fuori).
Abbiamo chiesto loro di chiudere gli occhi (cosa difficilissima quella di perdere il controllo della realtà).  e abbiamo letto una fantasia. Terminata la lettura abbiamo invitato i ragazzi ad aprire gli occhi e prendere dei fogli bianchi (avevamo preparato diversi colori, pastelli, pennarelli, tempere a dito, cere ecc.) e scarabocchiare alcune immagini o colorare in libertà. Dopodiché dare un nome ai segni appena fatti. Definiti i nuovi disegni (un bel ragazzo; 2 soli e due finestre; chiesa....)  e con a terra quelli della volta scorsa (una donna che sembrava un quadro,  girotondo, l'urlo....) abbiamo tentato di dare loro una collocazione, chiedendo ai ragazzi di sceglierne la successione. Utilizzando il materiale prodotto nel laboratorio delle 'emozioni' si è cercato di 'creare' una storia.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Indietro<<

a

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


"Poter arrivare a dire:
questo l'ho fatto io, questo è mio...
può rappresentare un passo importante sull'acquisizione di una identità
che può esprimersi attraverso
un prodotto che diventa
traccia permanente
lasciata nella realtà.
E che continua ad essere
riconosciuta e amata
come cosa propria e distinta
dalle altre cose
ugualmente esistenti
ma fatte da altri".

ELENA GIORDANO
Fare Arteterapia


CONCLUSIONI
Il tempo di osservazione è stato breve. Si può iniziare la riflessione partendo da alcuni assunti di base: i ragazzi sono stati bene e hanno sempre partecipato agli incontri ognuno con i propri tempi e modi senza forzature o eccessive richieste. Hanno percepito lo spazio accogliente che il Laboratorio si era prefisso di offrire; nessuno ha prevalso, nessuno è stato escluso dagli altri; ognuno a modo suo è riuscito ad esprimersi a livello motorio nonostante le difficoltà oggettive; graficamente si son lasciati andare liberamente.

La relazione è stata raggiunta a piccoli passi
. L'intervento è stato centrato sulla RELAZIONE sul modo di interagire con i ragazzi, di comunicare con loro. Provando a notare se in un contesto diverso con input diversi e uno spazio accogliente,  protettivo, affettuoso potessero verificarsi approcci nuovi o atteggiamenti diversi sia individuali, di gruppo. E' stato importante iniziare gli incontri con un saluto comune in cui in cerchio si condividono pensieri e emozioni: che cosa avete fatto? come vi sentite?. Ogni volta i ragzzi sono stati ringrazoati per aver partecipato, ognuno con il proprio esserci. La gratificazione ci è sembrata un buon stimolo. Partecipare al processo non vuol necessariamente dire FARE ma STARE nell'esperienza, RESTARCI. Presi dal loro mondo, rilassati, i ragazzi hanno avvertito uno spazio accogliente ed hanno partecipato. Non disegnare, non fare è comunque partecipare, fare una scelta, se il ragazzo resta in contatto con quanto accade. L'osservazione conta e dare sempre la sensazione di una disponibilità all'ascolto. Agevolare senza obbligare, non interpretare o giudicare ma lasciare che lo spazio dell'altro resti aperto senza condizionamenti o inibizioni. Nessuno si è fatto pregare per partecipare per fare. Tutti si sono stesi a terra come se fosse consueto distendersi comodamente sui tappetini e naturale togliersi le scarpe (tutti se le sono tolte). Dalle immagini video si può notare la tranquillità e la disponibilità del gruppo e il nostro modo di comunicare con loro. Il laboratorio si è incentrato sul PRINCIPIO DELLA RELAZIONE e dello "stare bene insieme"  e non su un principio di prestazione. Non c'era richiesta di bravura o capacità particolari. Il Prodotto ha importanza non nella sua valenza estetica nella sua  bellezza quanto nell'essenza del suo essere per il ragazzo: espressione di sé - indicatore di una relazione di un incontro – preludio di una verbalizzazione, intimità con sé (durante il lavoro), interazione con l'altro (nella fase post lavorativa quando c'è la condivisione dell'esperienza), gratificazione (come stimolo a fare e partecipare come gioia nel ricevere la stima di altri).
Il problema di un lavoro come questo è quello del dopo: cosa resta di significativo dopo una esperienza come questa? Certamente non le opere artistiche sulle quali non abbiamo assolutamente puntato né una rappresentazione scenica di gestualità teatrale. Allora cosa? Ci piace pensare che resti l'impressione di uno spazio creativo e libero dove comunicare, dove sentire accoglienza e ascolto dove osare una parola, una richiesta, un no, magari improbabili o difficili in altri ambiti
o situazioni. 

Il Laboratorio può fornire informazioni sul vissuto dei ragazzi sul loro comportamento, sui desideri espressi in un diverso ambiente e contesto.
Gli obiettivi sono stati anche:
- identificazione dello spazio corporeo ed extracorporeo;
- individuazione delle tecniche usate e facilmente accessibili al gruppo e/o al singolo
- stimolazione delle abilità espressive; - valorizzazione di attività individuali e di gruppo;
- incontro, integrazione, gratificazione.

L'atteggiamento di chi conduve un Laboratorio deve essere volto a creare un luogo rassicurante pronto ad accogliere le reazioni di ognuno a non smorzarle, semmai attraverso l'ascolto e la comprensione a farsene carico.
La vera conquista è stata osservare la partecipazione attiva e presente dei ragazzi, vederli interessati incuriositi a loro agio tranquilli e rispettosi tra loro. Vederli pronti a rispondere alle richieste a volte anche stravaganti.

IL GESTO UMANO
CON L'AIUTO DI UNA MATITA
UN FOGLIO, UN COLORE ,
UN MOVIMENTO
PUO' ESPRIMERE
IN MODO 'VISIBILE'
CIO' CHE L'EMOZIONE
IL PENSIERO, LIMMAGINAZIONE
ELABORANO IN OGNUNO
NEL CORSO DELLA PROPRIA VITA

Il laboratorio non deve però essere un'isola felice riservata ai ragazzi un sipario tra la vita reale (cse-casa) e questo luogo speciale, ma per far sì che questo no avvenga c'è bisogno di una collaborazione attiva tra l'équipe e i conduttori del laboratorio. E' necessario mettersi in gioco lavorare su se stessi cercare un confronto una dialettica che sia anche divergente ma che porti spunti riflessioni.
Da una parte (quella degli educatori che vivono con i ragazzi una gran porzione di tempo) devono arrivare le osservazioni, le riflessioni le proposte date dall'esperienza del contatto giornaliero con i ragazzi e dalla conoscenza dei problemi individuali dal Laboratorio devono partire idee, programmi, percorsi specifici in appoggio a questo schema a questo gioco di squadra.
Le osservazioni deficitano del rapporto breve instaurato con i ragazzi.
Un lavoro vero e proprio va fatto con la supervisione dell'équipe, degli operatori del centro e del responsabile e finanche dei genitori che potrebbero far parte se lo desiderano  e se si ritiene importante in gruppi di lavoro familiari. La collaborazione porta proposte che dovrebbero arrivare dal laboratorio dopo aver posto le basi per un obiettivo finale o un processo particolare da osservare.